LA CAROTA KARATECA

Già conosco quello che vi domandate: 

Cosa c’entran le carote col karate?

È una lunga storia ed ora ve la dico:

è iniziata dentro un monastero antico.

 

 

 

 

 

Sulle montagne, ai tempi delle fate,

vivevano i maestri di karate.

Nel chiostro coltivavano ortaggi

e con il latte facevano formaggi.

 

 

 

 

 

Un giorno nacque una carota speciale:

aveva energia e forza mentale. 

Osservava ogni giorno i monaci atleti

e imparava tutti i loro segreti.

 

 

 

 

 

Diceva sempre: farò anch’io karate!

Ma in risposta aveva tante risate.

Gli altri ortaggi dicevano: “Rifletti…

sei troppo rigida, come ti fletti?”

 

 

 

 

 

La carota non sentiva ragioni;

non ascoltava quelle opinioni.

si sbagliavano gli altri ortaggi:

non le mancavano degli ingranaggi.

 

 

 

 

 

La Carota chiese al Monaco Anziano

di insegnarle, di darle una mano.

Ma lui rifiutò: “non hai possibilità:

per il karate serve flessibilità!” 

 

 

 

 

 

La carota provó a fare un piegamento,

ma era rigida, fu un fallimento!

Provò anche un calcio volante,

ma cadde: due costole infrante!

 

 

 

 

 

La carota, dopo quella delusione,

fu colta dalla disperazione.

Pensava che senza il karate

non avessero senso le sue giornate.

 

 

 

 

 

Dopo giorni e giorni di sconforto 

finalmente lei guarì: uscì dall’orto.

Aveva preso una decisione:

non sarebbe finita in un minestrone. 

 

 

 

 

 

Il suo destino non era il brodo:

prima o poi avrebbe trovato un modo.

All’alba scappó dal monastero,

si mise in viaggio lungo un sentiero.

 

 

 

 

 

Mentre camminava, ripassava in mente

ogni mossa vista quando era studente.

Conosceva la teoria alla perfezione:

perché il corpo non le dava ragione?

 

 

 

 

 

Mentre faceva quei ragionamenti…

non si accorse del muso e dei denti.

Un coniglio la stava inseguendo: 

era in un pericolo tremendo! 

 

 

 

 

 

Il coniglio con un salto le fu addosso…

lei con un calcio lo spedì nel fosso!

Che super mossa! che riuscita piena!

 

 

 

 

 

Ahiahiahi però… che mal di schiena!

 

 

 

 

 

Dopo quel successo, si sentì potente:

andò a fare la gradassa tra la gente.

 

 

 

 

 

Ma gli umani non erano come i conigli…

un uomo la prese: “cibo per i miei figli!”

 

 

 

 

 

La carota finì nella dispensa:

“Ed ora come esco? Pensa, pensa!”

A forza di pensare le venne mal di testa…

un aglio le disse: “qui siamo, qui si resta!”

 

 

 

 

 

Ogni giorno la dispensa si apriva.

Quindi entrava una mano furtiva

che prendeva le verdure e tagliuzzava:

cosi l’uomo tutti i giorni cucinava.

 

 

 

 

 

Un giorno nel menu c’era il risotto…

la carota si nascose dietro un cipollotto.

 

 

 

 

 

Un altro giorno nel menu c’era la zuppa…

la carota si nascose dietro una zucca.

 

 

 

 

 

La carota tutti i giorni si nascose

evitando pentolacce burrascose.

Evitando tutti i giorni una minestra,

si allenò: fu un’ottima palestra! 

 

 

 

 

 

Dopo giorni la carota era salva,

anche se era diventata calva!

Dopo tutto quel tempo in dispensa,

era anche molle come una lenza…

questa, tuttavia, era una bella novità:

 

 

 

 

 

era molle, quindi aveva flessibilità!

Allenamento e tempo le avevano donato 

ciò che la natura le aveva negato.

Conosceva il karate alla perfezione:

ora pure il corpo le dava ragione!!!

 

 

 

 

La Carota attese, con nuova speranza,

che la mano riaprisse la credenza…

non si nascose più dietro a qualcosa,

ma saltó e scappó via da quella casa.

 

 

 

 

 

La carota ritornò al suo monastero…

ma c’era una brutta sorpresa, un mistero!

Era tuo buio, erano tutti andati via,

era in atto una qualche stregoneria.

D’un tratto si udì una risata cattiva

 

 

 

 

e apparve una figura che squittiva: 

“Qui sono finiti i giorni felici,

ho catturato tutti i tuoi amici!

Sono il Gran Topo maestro d’armi:

nessun uomo può annientarmi”.

 

 

 

 

La carota rispose, con grande coraggio:

“Io non sono un uomo, sono un ortaggio!”

 

 

 

 

 

Poi, con un rapido calcio rotante,

rese quel topo piagnucolante.

 

 

 

 

 

Il topo scappò con la coda piegata:

nessuno udì più la sua brutta risata. 

Tornarono liberi tutti gli amici

e ricominciarono i giorni felici. 

 

 

 

 

 

Ecco cosa c’entran le carote col karate:

qualsiasi cosa c’entra, se lo desiderate.

Con il tempo e tanto tanto impegno,

chiunque può avverare il suo disegno. 

 

 

 

 

 

Sulle montagne, tra vette innevate,

vivono ancora i maestri di karate.

Tra loro c’è anche una maestra speciale:

è lì perché ha creduto che ogni sogno vale.