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C’era una volta un paese spensierato,
era così bello che sembrava pitturato.
La gente era sempre felice,
la gentilezza faceva da cornice.
Un giorno, da una terra oscura,
giunse un mostro che faceva paura.
Si aggirava senza farsi vedere
e mangiava le lettere tutte intere.
A scuola la maestra aveva finito di spiegare.
I bimbi chiesero: “ora che dobbiamo fare?”
La maestra rispose: “capire!”
Il mostro mangió la lettera I.
Così i bimbi sentirono: “capre!”
I bambini si arrabbiarono con la maestra…
Per il mostro era iniziata la festa!
Pasquale passeggiava con i suoi cani.
Teo gli chiese: che tempo farà domani?
Pasquale rispose: “farà brutto!”
Il mostro mangiò la lettera R.
Così Teo sentì: “farabutto!”
Teo mise il broncio e si offese molto…
Il mostro rideva a pancione capovolto.
Giovanni giocava con la sua bici.
Incontrò due zie, che lo salutarono felici.
Giovanni rispose: “ziette!”
Il mostro mangiò la lettera E.
Così le zie sentirono: “zitte!”.
Le poverine furono addolorate...
Per il mostro erano grosse risate.
Nazario navigava con la sua vela.
Vito gli chiese che vento c’era.
Nazario rispose: scirocco!
Il mostro mangió la lettera R.
Così Vito sentì: “sciocco!”
Tra i due scoppió una lite…
Le orecchie del mostro erano divertite!
Gerardo andò a comprare il gelato al baretto.
Vasco il barista fece: “ecco la vaschetta, quanto ne metto?”
Gerardo rispose: “fai piena!”
Il mostro mangiò la lettera I.
Così Vasco sentì: “fai pena!”
Tra i due nacque un grande rancore…
Il mostro invece rideva di cuore.
Di parola in parola, di litigio in litigio,
quel bel paesino divenne tutto grigio.
Le persone non erano più felici,
non parlavano più con parenti né amici.
Il Mostro Mangia Lettere era soddisfatto:
aveva creato un clima per lui molto adatto.
Non sopportava la pace e l’allegria,
perciò era contento di averle scacciate via.
I bambini della scuola elementare,
studiando le parole iniziarono a capire.
Tutti quei litigi non erano normali:
qualcuno produceva scherzetti conflittuali.
Smisero di parlare, e per sconfiggere il mostro,
iniziarono a scrivere biglietti con l’inchiostro.
Francesco chiese all’amico Pino:
“Sai dove fa popò il mio fratellino?”
Pino scrisse sulla carta vetrata: “Vasino!”
Il mostro abboccò e mangiò la lettera V.
Francesco lesse: “asino!”
Il mostro sembrava divertito…
ma la carta vetrata non aveva digerito.
Gli venne un terribile mal di pancia,
si gonfiò tutto come un’arancia.
Disse: “non mi farò più gli affari vostri!”
e andò di corsa al gabinetto dei mostri.
Da quel giorno il paese ritornò spensierato,
da grigio a blu sembrava ripitturato.
La gente era di nuovo felice,
l’allegria faceva da cornice.
Il mostro ogni tanto ritornò in paese,
ma non fece più alcun dispetto scortese.
Anzi, se sentiva parole prepotenti,
mangiando lettere le trasformava in complimenti.
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