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Il Natale è appena passato,
Babbo Natale è già rincasato.
Gli elfi si godono un po’ di riposo,
le renne si pappano un pasto goloso.
In un paesino lontano lontano,
La neve viene giù piano piano.
Dai comignoli sale un fumo composto;
c’è ovunque profumo di legna ed arrosto.
Le persone affollano la piazza e la chiesa,
è tempo di festa, ma anche di attesa…
In ogni bimbo è già nato un timore:
il 5 gennaio fa tremare il cuore.
E’ quella la data funesta
che porta via ogni festa.
Quando la mezzanotte scocca,
allora ritornano i Cucibocca!
Cappelli di paglia, neri mantelli,
volti nascosti dietro i capelli.
Bucce di arancia davanti agli occhi,
catene striscianti dai cupi rintocchi.
Stringono in mano aghi affilati
per cucire la bocca ai malcapitati.
Il 1 gennaio, sotto un pino innevato,
Sofia sta mangiando un gelato.
Da un cespuglio si sente una voce:
“Mangia ora, finché ti piace.
I cucibocca ti cuciranno la bocca…
non potrai più mangiare, mia còcca!”
Lei si spaventa, le cade il gelatino.
Il 2 gennaio, al laghetto ghiacciato,
Sofia una canzone ha intonato.
Da un albero si sente una voce:
“Canta ora, finché ti piace.
I cucibocca ti cuciranno la bocca…
Non potrai più cantare, mia còcca!”
Lei si spaventa, ferma la canzoncina.
Il 3 gennaio, nell’abbazia antica,
Sofia ride e scherza con la sua amica.
Da un muretto si sente una voce:
“Ridi ora finché ti piace.
I cuci bocca ti cuciranno la bocca…
Non potrai più ridere, mia còcca!”
Lei si spaventa, blocca la barzelletta.
Il 4 gennaio, tre bulli di paese,
parlano e ridono in modo scortese.
Si raccontano come, con un agguato,
la piccola Sofia hanno spaventato.
“La presa in giro è proprio riuscita,
la credulona si è impaurita!”
Così quei tre racconta-balle
Si divertono alle sue spalle.
Il 5 gennaio è arrivato.
Il sole è già tramontato.
In effetti Sofia non sta meglio…
La bimba ricorda racconti narrati:
“I cucibocca sono sempre affamati e assetati”.
Allora pensa che con gentilezza,
si potrebbe calmare la loro asprezza.
Lascia sull’uscio alle anime inquiete
una brocca d’acqua per placare la sete.
Aggiunge in un grande piatto di rame
nove bocconi per calmare la fame.
Dopo una sera di lunga attesa,
Il buio inghiotte ogni cosa.
A mezzanotte appena scoccata,
ecco il rumore di catena strusciata.
Inizia il corteo dei loschi figuri
che fanno tremare i cuori più puri.
Capelli lunghi davanti alle guance,
occhiali fatti di bucce di arance,
copricapi bucati e molto sgualciti,
aghi affilati ed un po’ arrugginiti.
I bambini aspettano lungo la via,
Sperando che l’ago lontano stia.
I Cucibocca davanti a Sofia,
fanno un inchino e sfilano via…
Vanno diretti verso i tre bulli,
si fermano e dicono a quei citrulli:
“Avete fatto cattive azioni,
prendendovi gioco dei bimbi buoni.
Per punire le opere sciocche
ora vi cuciremo le bocche!”
I tre, con le facce sbiancate,
scappano via a gambe levate.
I cucibocca possono ripartire:
le malelingue hanno fatto zittire.
I tre non sono più malandrini
e non deridono più i bambini.
Sofia sorride e fa un grande sbadiglio.
Poi dice: “vado a nanna, che è meglio!
Se nel mio letto starò a riposare,
La vecchia befana potrà passare”.
Il 7 gennaio, dopo feste gioiose,
Babbo Natale risistema le cose.
Sorride e poi dice beato:
“Anche quest’anno il Natale è passato.
E’ giusto che dopo le festività,
ognuno ritorni alle sue attività.
Ci rivedremo tra un’annata intera…
e ricordate, il 5 gennaio sera,
lasciate sull’uscio i bocconi e la brocca
per alleviare il viaggio dei Cucibocca.
E poi non siate malelingue sciocche…
O dovrete temere per le vostre bocche!
Ora, se non vi dispiace, chiudo la porta…
La storia è bella, quando è bella corta!”
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