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In una buca nella terra, all’ombra di un cipresso
il paese degli zombi aveva il suo segreto ingresso.
Baby Zomby viveva lì con la sua mamma
e con la sua cucciola azzurrina fiamma.
Ogni mattina il sonno non bastava
e come un vero zombi, Baby barcollava.
La sua fiammetta lo leccava e lo tirava,
finché un piede dalla gamba si staccava.
Era normale per lo zombi perder pezzi:
poi se li riattaccava come dei normali attrezzi.
Dopo una colazione con formaggi puzzolenti,
Baby Zomby si levava e spazzolava i denti.
Quindi si infilava lo zainetto
e ripeteva sempre questo detto:
“Questa scuola sotto terra non mi piace,
voglio andare dagli umani in superficie!”
La mamma gli faceva una carezza
e sempre ripeteva con dolcezza:
“Meglio star lontani dagli umani…
puzzano e non si lavano le mani!”
Baby Zomby sorridendo a scuola andava,
ma la curiosità non lo mollava.
Un giorno, mentre la mamma era al lavoro,
se ne andò su in superficie di straforo.
Rimase a respirare l’aria mattutina,
finché vide che passava una bambina.
Baby Zomby per la strada la seguì,
finché sopra ad un pulmino lei salí.
Con un zompo dietro il bus si arrampicò,
così verso la città lo zombo andò.
In città Baby osservò gli umani:
avevano i telefoni sempre tra le mani.
Guardavano gli schermi barcollando…
assomigliavano al suo zio zombi Nando!
Alcuni umani, dentro ai mezzi di trasporto,
stavano in fila con lo sguardo smorto.
Altri umani, dentro un centro commerciale,
vagavano per ore su e giù da strane scale.
Non andava molto meglio in mezzo al mare:
la plastica rendeva difficile nuotare.
Perfino in cima al monte più alto del pianeta…
c’erano rifiuti e file per raggiungere la meta!
Baby Zomby disse: “ma che scherzo era?
Pensavo di scappare verso una vita vera…
ma qua vivono peggio di noi zombi in fondo:
me ne torno sotto terra nel mio mondo!
“Aspetta, Baby Zomby!” disse una vocina,
lo zombi si voltò e riconobbe la bambina.
Per lui fu così grande lo spavento,
che la mascella rotolò sul pavimento.
“Baby Zomby, qui non siamo tutti uguali,
noi bimbi siamo ancora allegri e originali!
Se vuoi ti mostro un po' di cose belle…
Vedrai, brillano ancora molte stelle!
La bimba, con questi buoni auspici,
porse la mano: “che dici, diventiamo amici?”
Baby ripensò alla mamma ed agli avvisi quotidiani:
“Gli umani non si lavano le mani…”
Ma la bimba aveva occhi azzurri come Urano…
lo zombi si fidò, e porse anche lui la mano.
La stretta della bimba fu forte per davvero…
e il braccio dello zombi cadde per intero!
La bimba lo raccolse e glielo riattaccò ridendo,
era divertente avere un amico così strambo!
La bimba accompagnó lo zombi per le strade,
visitarono il laghetto, i giardini e le contrade.
Giocarono a pallone, acchiapparella e nascondino,
e ad ogni nuovo gioco si aggiungeva un bambino.
Alla sera i giocatori erano diventati tanti,
ci furono risate, scherzi, musica e canti.
Quando Baby vide pure un piatto di bigné…
Per la gioia fece il ballo dello scimpanzé!
Quando, infine, fu il momento di rientrare,
ognuno tornò a casa, senza protestare.
Anche Baby Zomby ritornó dalla sua mamma,
e dalla sua cucciola azzurrina fiamma.
Ora che Baby aveva molti nuovi amici,
i giorni furono sempre più felici.
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